Storie blucerchiate

Gli sputatori dei distinti (e le loro doti atletiche)

Gli sputatori dei distinti (e le loro doti atletiche)

C’era una volta, uno stadio di Marassi completamente diverso da quello che siamo abituati a vivere ogni maledetta domenica (o sabato, o lunedì…).

Quel Luigi Ferraris era lo scrigno che conteneva buffi e bizzarri personaggi, che prima degli anni ’90 erano soliti frequentare lo stadio in un modo che oggi è ai più sconosciuto.

Tra i tanti, quelli che ricordo con maggiore affetto furono denominati “gli sputatori dei distinti”.

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Ma chi erano questi personaggi e quale era il loro principale ruolo nelle domeniche (quelle sì che erano esclusivamente domeniche) blucerchiate dell’epoca?

Dovete sapere che nel vecchio stadio Luigi Ferraris, la divisione del campo e degli spalti era rappresentato in tutti i settori da grate di metallo, da cui si potevano osservare – per la verità un po’ a scacchi – le gesta dei nostri beniamini Sampdoriani.

Ebbene gli sputatori dei distinti avevano come principale caratteristica, seppur alcuni di loro fossero in là con gli anni, quella di godere di una grande capacità atletica.

Questi attempati signori, infatti seguivano dal parterre tutte le azioni di gioco inseguendo la palla, alla maggiore velocità che gli era concessa dal loro fisico.

Se la palla era sotto la Sud essi si raggruppavano nei pressi della curvetta lato Sud, se la palla era giocata in direzione opposta si vedevano queste persone correre o camminare a passo svelto verso la nord. E questo accadeva per 90 minuti più recupero.

Cosa facessero lungo il percorso questi maratoneti sampdoriani non si può sapere con certezza: alcuni fumavano mille sigarette, altri parlavano tra loro, altri in assoluta solitudine cercavano di mimare ciò avrebbero fatto se avessero potuto essere in campo, altri agitavano una bandiera o una sciarpa.

Si vedeva di tutto insomma: ogni sputatore Blucerchiato viveva la partita a suo modo.

Ma una importante caratteristica li accomunava: in caso di interruzione di gioco per un fallo o – soprattutto – per una rimessa laterale, questi tifosi si avvicinavano alle grate e sputavano ripetutamente ai calciatori avversari, tanto per far capire che quel giorno giocare contro la Sampdoria non sarebbe stata una passeggiata dal punto di vista ambientale.

E in quegli anni i giocatori blucerchiati in campo ce la mettevano tutta, ma non erano certo quelli che si possono definire dei campioni.

C’è anche da rimarcare che all’epoca i calciatori non erano i fighetti da copertina così come siamo abituati a vedere al giorno d’oggi, e accettavano di buon grado (o quasi) la presenza degli sputatori dei distinti Sampdoriani a pochi metri, a volte anche pochi centimetri, da loro.

Eppure nessuno si sarebbe mai sognato di dare loro un DASPO o una multa, e la figura dello steward di thatcheriana memoria sarebbe arrivata solo venti o trenta anni dopo, insieme all’avvento delle pay tv, delle tessere del tifoso, degli stadi-teatri e con la trasformazione del tifoso in cliente.

Ed è risaputo che un cliente non sputa. Mai.

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