Cenni storici

Il primo caso di corruzione nel calcio: il Genoa paga due giocatori dell’Andrea Doria

Il primo caso di corruzione nel calcio: il Genoa paga due giocatori dell’Andrea Doria

L’Andrea Doria disponeva di uomini come Sardi e Santamaria e contava su un vero fenomeno, Fresia, che sapeva giocare in qualsiasi ruolo, da quello di portiere a quello di centrattacco.

Il primo sintomo che avvertiva nell’aria qualcosa di poco chiaro, lo si ebbe quando cominciarono a circolare voci secondo le quali il Genoa aveva in animo di “rubare” Sardi e Santamaria ai concittadini.

Si noti che quel tempo non esistevano le cosiddette liste di trasferimento: qualsiasi giocatore era liberissimo di trasferirsi da una squadra all’altra, non c’erano ingaggi. Naturalmente i due giocatori negarono in modo deciso che fosse loro intenzione abbandonare i colori dell’Andrea Doria per quelli dell’odiata rivale. Tuttavia qualcosa nel loro gioco era mutato, parevano – scrissero i cronisti di allora – svogliati e costantemente fuori forma, non partecipavano più lo stesso impegno del passato alle partite.

Venne il giorno del derby: Sardi e Santamaria (mezzeali) parevano gatti di marmo, non si muovevano, non rincorrevano il pallone, sciupavano sistematicamente le azioni che, dalla sua posizione di centromediano, Fresia continuava a preparare per gli attaccanti.

Il pubblico di parte doriana cominciò a mormorare, poi a fischiare, ma i due non si svegliarono. Anche gli altri giocatori bianco-blu erano indignati dal loro comportamento. Ad un certo punto si vide Fresia cogliere al volo il pallone che gli veniva passato da un terzino, partire da centrocampo, dribblare tutti i difensori genoani, ingannare il portiere avversario e depositare letteralmente la sfera in fondo alla rete. “Almeno questo è gol !”, gridò alzando le braccia in uno sfogo d’amarezza.

Naturalmente non fu difficile svolgere un’inchiesta, anche perché Sardi e Santamaria, in luogo di difendersi dalla accusa gridata dal loro pubblico (“Venduti !”) insistevano nel loro atteggiamento assenteista. Vennero a galla brutte notizie: i due s’erano effettivamente lasciati comperare dai genoani con fior di soldi in contanti; la pratica fu passata alla Federazione, l’istruttoria mise in luce tutti i retroscena della corruzione e tanto il Genoa quanto i due giocatori ebbero severe condanne. La società genoana si vide squalificare il campo, e i due giocatori vennero fermati per due anni.

Ma il malvezzo dei rosso-blu di togliere sistematicamente ai concittadini le loro pedine migliori, non cessò per questo. Da quel momento si comportarono con maggior cautela, ma continuarono. Lo stesso Luigi Burlando, centro mediano, e lo stesso Fresia non resistettero alle lusinghe della società più ricca e passarono dall’altra parte. Fresia, in seguito, venne addirittura acquistato da una squadra inglese, ma in Inghilterra (nonostante l’ottima prova fornita) rimase per poco tempo.

Giunse il momento triste della prima guerra mondiale, l’attività calcistica subì una battuta d’arresto, e molte società cessarono, o quasi, la loro attività.

Qui bisogna fare una parentesi per ricordare che, poco prima dello scoppio della guerra, una terza società calcistica era sorta entro l’area della “Grande Genova”. Si trattava della Sampierdarenese, fondata nel 1911.

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Tratto da “Piccola Enciclopedia dello Sport: U.C. Sampdoria” (1963 – Carlo Carusi Editore)

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